Era un piano perfetto: i genitori del bambino sarebbero usciti alle 18:30 e non sarebbero tornati prima dell’alba.
Letizia tirò fuori la sua bicicletta dal garage e imboccò il viale.
Pedalava leggera con la sua gonnellina a pieghe: quel bel sole del pomeriggio la metteva di buon umore.
Zigzagava aggraziata fra le auto in coda, i clacson e i rumori del traffico erano coperti dalla playlist in cuffia, e lei la canticchiava felice.
Ad osservarla, nessuno avrebbe mai detto che quella mattina era stata bocciata ad un esame e che adesso pedalava verso lavoro.
Con quel bel sorriso stampato in faccia, Letizia sembrava aver rimosso i libri e gli appunti che avrebbero continuato a perseguitarla per i mesi successivi.
Anche il pensiero del piccolo Ciro le pareva meno terribile del solito.
Un bambino di tre anni viziato e prepotente come pochi.
I genitori abitavano a un paio di km da casa sua, ed erano primari nell’ospedale dove lavoravano i suoi.
Un pomeriggio a sua madre era saltato in mente di fare il suo nome quando il Dottore le aveva chiesto se conoscesse una babysitter fidata.
«La mia Letizia è un amore con i bambini, e poi le farebbe davvero comodo un lavoretto.»
E, in effetti, fare la babysitter per due ricconi si era rivelato un gran bel lavoretto.
Quei due, fra convegni, eventi mondani e turni di lavoro in pratica in casa non c’erano mai e, cosa ancor più importante, si erano dimostrati molto generosi fin dal primo giorno.
Alle sue compagne di corso serviva un mese e mezzo almeno per mettere da parte quello che lei guadagnava in una decina di giorni scarsi.
Ma non erano solo i soldi relativamente facili a tenerla allegra: da qualche settimana aveva cominciato a frequentare un tipo.
Ce ne aveva messo un po’ per farsi notare, ma alla fine Pietro l’aveva aggiunta su Instagram e avevano cominciato a scriversi.
Qualche sera prima si erano baciati, ed era stato bellissimo.
Pietro era più adulto, sexy e virile del suo fidanzatino del liceo, tutto un altro pianeta.
Quando le aveva poggiato le mani sui fianchi, prima di infilarle la lingua in bocca, le erano tremate le gambe. Ma lui l’aveva tenuta stretta, così stretta che le dita gli era sembrato di sentirsele correre direttamente sulla pelle delle cosce più che sui jeans.
Era tornata a casa con la stoffa delle mutandine bagnata, e addosso un’incredibile voglia di provare, dopo i baci, anche il sesso con un ragazzo più grande.
Ecco perché quel pomeriggio pedalava così felice: la cena di gala fuori città alla quale erano stati invitati i genitori di Ciro era capitata decisamente al momento giusto.
Quella sera Pietro era libero, e lei lo aveva invitato a raggiungerla.
Sarebbe arrivato verso le 20:00 e per quell’ora Letizia contava di aver già messo a letto il piccolo mostro.
Avremo la casa tutta per noi, per un sacco di tempo!
La dottoressa la accolse come sempre in modo gentile e, per prima cosa, le diede la busta con la sua paga dentro.
«Sei sempre un tesoro, il mio Ciro stravede per te!»
E intanto Ciro strillava nella sua cameretta.
Andò da lui e lo prese in braccio, tentando di farlo smettere.
Strano ma vero, quel ragazzino insopportabile smise subito di frignare: aveva ragione la madre, aveva davvero un debole per lei.
«Che Dio ti benedica, mia cara!»
Il Dottor Sergio e sua moglie erano pronti per uscire ed erano andati a salutarli e a farle le solite raccomandazioni base.
«Guardalo come sta buono, lo hai davvero conquistato.»
Sergio era coetaneo di suo padre, ma se li portava decisamente meglio i suoi cinquant’anni.
Era fissato con la piscina, e i risultati di tutto quell’allenamento si notavano da come gli stavano le camicie addosso.
Le sue amiche lo avevano immediatamente catalogato come dilf: erano andate a cercarlo sui social e, oltre alle foto alle convention, c’erano un paio di post al mare niente male.
«Letizia, tesoro, allora noi andiamo. Faremo tardi, ti abbiamo fatto preparare la camera degli ospiti se vuoi riposare. Spero che Ciro non ti faccia dannare.»
Appena uscirono, rimise Ciro nel lettino e corse a recuperare il cellulare in borsa.
Ehi, via libera! Quando vuoi ti aspetto.
Mandò la posizione a Pietro e si mise ad aspettarlo.
Aveva indossato una gonna corta a pieghe di cotone e una camicetta bianca semplice, col reggiseno di pizzo sotto che si intravedeva, e il perizoma coordinato.
Quel completino le stava proprio bene, la faceva sentire sensuale e provocante.
Era stata un’ora davanti allo specchio prima di uscire di casa, ad ammirarsi, a farsi scivolare le mani lungo il collo, in mezzo ai seni, giù fino alle cosce… E a immaginarsi di avere quelle di Pietro addosso.
Il ragazzo ci mise pochissimo ad arrivare.
Tutto sembrava andare per il meglio, persino il piccolo Ciro aveva deciso di collaborare e si era messo a dormire buono buono.
Misero della musica e si accomodarono sul divano.
Bevvero ridendo le birre che lui aveva portato, e più Letizia beveva, più si sentiva disinibita.
«Non farmene bere più, altrimenti mi gonfio.»
«Qui c’è già qualcosa di gonfio…»
Pietro le infilò una mano nella scollatura senza troppi complimenti.
Si fece strada con le dita sotto al pizzo del reggiseno e le strinse forte il capezzolo fra pollice e indice.
Letizia sobbalzò: quel gesto frettoloso, quasi brutale, le aveva messo addosso un misto di fastidio ed eccitazione.
Tentò di liberarsi dalla presa, ma il ragazzo non cedette.
«Shhh stai buona…»
Con l’altra mano iniziò a sbottonarle la camicetta per liberarle anche l’altro seno.
Se ne stava lì davanti a lei a tormentarle le tette ed era già visibilmente eccitato: la sua tuta grigia era bella gonfia.
Alla fine quel gioco iniziava a piacerle, e la stava facendo gemere sempre più sonoramente.
Quasi si era dimenticata del piccolo Ciro che dormiva tranquillo nella stanza accanto.
«Vieni, andiamo di là.»
Prese Pietro per mano e lo portò nella camera che i suoi datori di lavoro erano stati tanto gentili da metterle a disposizione.
Fece stendere il ragazzo sul letto ed iniziò a sbottonare la gonna.
«No, non te la togliere, ti voglio scopare con quella addosso. Togliti solo la camicia.»
Letizia obbedì, poi si sfilò anche il reggiseno.
«Vieni qua, salimi sopra.»
Nel frattempo lui si era abbassato pantaloni e mutande, e adesso il suo cazzo svettava dritto e duro a pochi centimetri.
E lei ci si stava per sedere sopra.
«No, Sali di più…»
Letizia non capì, fino a quando Pietro non le poggiò le mani sulle cosce e la spinse in avanti. La accompagnò fino all’altezza della faccia e si fece trovare con la bocca aperta e la lingua di fuori.
In un attimo le fece sparire la testa sotto la gonna, prima, e la lingua nella fica subito dopo.
Tirava la stoffa del perizoma coi denti, poi con le labbra la scostava e si avventava sul suo clitoride, mordendolo, succhiandolo, leccandolo.
Le stava letteralmente mangiando la fica, con il piacere con cui si mangia il proprio piatto preferito.
Letizia non aveva mai provato quel tipo di piacere, nessuno gliel’aveva mai leccata prima di allora.
Se la sentiva piena, come se da un momento all’altro dovesse esplodere.
E invece…
Mentre lei se ne stava lì a cavalcare la faccia del suo nuovo ragazzo, il Dottor Sergio stava rientrando in casa: una volta raggiunta la location dell’evento, sua moglie si era resa conto di aver dimenticato il regalo per i padroni di casa e lo aveva spedito a recuperarlo.
L’uomo sentì i gemiti della ragazza appena varcata la porta d’ingresso.
Si immaginò subito la situazione: la giovane babysitter che approfitta della casa libera per invitare l’amichetto a scopare.
L’aveva notato quanto si era presentata porca, quella sera, con la gonnellina e la camicetta da scolaretta.
Quanto avrebbe apprezzato un pompino fatto da quella ventenne così carina e sexy, sorridente, entusiasta della vita. E quanto gli sarebbe piaciuto sborrarle su quel bel faccino candido, lo stesso con cui faceva le smorfie a suo figlio quando lo faceva giocare.
Più di una volta si era ritrovato a fantasticare sul fare sesso con quella ragazza.
L’idea di prenderla all’improvviso, di nascosto da sua moglie, proprio come nei porno, glielo faceva venire sempre duro.
E anche in quel momento Sergio ce l’aveva duro, durissimo, sentendo la sua babysitter che mugolava nella sua stanza degli ospiti.
Rimase sulla porta a godersi lo spettacolo: lei stava di schiena, si dimenava sulla faccia di un fortunato che nel frattempo le stringeva il seno fra le mani.
Ci potrei provare, potrei avvicinarmi, spingerla in avanti e metterle anche io la lingua dentro.
Era così giovane che avrebbe potuto essere sua figlia, ma in quel momento tutto quello che desiderava era andarle dietro e infilarle il cazzo da qualche parte.
«Letizia, tesoro, ma tu non dovresti badare a mio figlio?»
I due poveri ragazzi, sorpresi dal suo arrivo, interruppero subito quello che stavano facendo, il ragazzo imbarazzatissimo e Letizia tutta rossa.
Ma quando si voltarono a guardarlo, notarono che il dottore aveva tirato il cazzo fuori dai suoi pantaloni eleganti.
«Tranquilla. Non posso permettermi di cercare un’altra babysitter, e poi tu non piaci solo a mio figlio. Se mi lecchi un po’ il cazzo, mia moglie non saprà niente della visita del tuo amico.»
Alla fine, col cazzo in bocca, i gemiti e i mugolii di Letizia non erano più tanto forti.
Meglio così: sarebbe stato un vero peccato far svegliare il piccolo Ciro.